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Il fattore umano nella conservazione dei castagneti.

Carmen Pernicola

Se spesso l’incuria verso il patrimonio naturale cela propositi di lucro, accade, in altri casi che la difficoltà a riconoscere la natura come un valore collettivo da salvaguardare, la distrazione e la negligenza, unite a una limitata cognizione degli elementi del sistema naturale e del loro significato ambientale, possono spesso essere all’origine di comportamenti capaci di provocare danni insanabili al patrimonio ambientale.

Ciò è vero anche per quel che riguarda l’ecosistema dei castagneti, che, minacciato dai rilevanti mutamenti sociali del territorio, dalla trascuratezza e dall’incuria, spesso è protagonista di un pesante degrado ambientale, da cui deriva una tendenza al declino della produzione castanicola, le cui cause sono ascrivibili non solo all’andamento stagionale o all’abbandono del territorio montano, ma anche agli incendi, spesso “involontari”, e alla raccolta indiscriminata, che interferiscono pesantemente sulle possibilità produttive.

La raccolta delle castagne, infatti, è chiaramente disciplinata, ma il sempre più frequente mancato rispetto della regolamentazione ricade sulla produzione e comporta inoltre la perdita del valore ambientale e paesaggistico dei castagneti per il territorio.

L’attraversamento dei boschi con traini, rimorchi o altri mezzi di natura meccanica, mentre si svolge la raccolta delle castagne, la ricerca di funghi, che se fatta da mani inesperte può contribuire a danneggiare gli alberi, la raccolta selvaggia delle stesse castagne, non rispettosa dei tempi e dei modi necessari per la tutela degli alberi e del terreno, l’incuria nella manutenzione dei castagneti nel corso della restante stagione danno origine a danni ecologici difficilmente rimediabili alle coltivazioni.

Il taglio indiscriminato dei castagni selvatici per ricavarne legna destinata alla produzione di travi, recinzioni, mobili, insieme agli incendi boschivi provocano, ad esempio, non solo danni in termini di tronchi di castagni carbonizzati, sottobosco incenerito, alberi di castagno tagliati o bruciati, ma anche in termini di perdita della cotica erbosa, che impedisce l’erosione del suolo e lo sfalcio del sottobosco effettuato a fine primavera-inizio estate per consentire un’agevole raccolta dei frutti.
La perdita di questo sistema di difesa comporta una diminuzione del ruolo significativo dei castagneti nella conservazione della stabilità idrogeologica.

Il potenziamento dei sistemi di controllo del territorio offre risultati importanti nella prevenzione dei danni ai castagneti derivanti da incuria o dolo, consentendo un intervento precoce, ma non può essere sufficiente, se non adeguatamente sostenuto da una coscienza sociale più attenta alle esigenze del patrimonio naturale in generale e del patrimonio economico, ambientale e paesaggistico che i castagneti, in particolare, rappresentano per il territorio.

 

 

In questo senso può essere significato l’apporto della psicologia della conservazione ambientale, nata negli ultimi anni proprio allo scopo di analizzare atteggiamenti, comportamenti, credenze che sono alla base dei comportamenti degli esseri umani nei confronti della fauna, della flora e degli habitat naturali. La psicologia della conservazione ambientale, infatti, ha strumenti e conoscenze adatte a favorire la diffusione di una migliore conoscenza del ruolo dei castagneti nel delicato equilibrio ambientale e dei danni irreparabili alla castanicoltura che possono essere determinati da incuria, disattenzione, sottovalutazione del rischio.

In particolare può offrire un contributo alla promozione della conoscenza del territorio da parte della popolazione e della percezione dei castagneti come valore collettivo da preservare, favorendo la presa di coscienza dei rischi e delle conseguenze provocate sui castagni e sul loro habitat da comportamenti spesso apparentemente irrilevanti, derivanti da scarsa attenzione e rispetto nei confronti della natura, e sollecitando l’assunzione di responsabilità individuale e collettiva e l’attivazione di schemi comportamentali adeguati a favorire la tutela dei castagneti.

Il problema di indurre le persone a “prendersi cura” dei castagneti, infatti, riguarda soprattutto il modo in cui possiamo creare la percezione del castagneto come valore collettivo da preservare e costruire un sostegno pubblico ad adeguate politiche di conservazione dei castagneti e di tutela della castanicoltura.
Per ottenere tali risultati appare basilare accrescere la condivisione di pratiche e di senso delle comunità locali intorno al castagneto e ai suoi frutti, attraverso lo sviluppo di iniziative volte a recuperare e valorizzare la castagna come prodotto caratteristico del territorio e la produzione artigianale legata all’uso del legno derivato dai castagni del territorio.

Diventa allora indispensabile amplificare quelle iniziative già presenti sul territorio che hanno un alto valore aggiunto in termini di conoscenza ambientale e quelle che promuovono “buone pratiche”, mobilitando, al tempo stesso energie interne alle comunità locali, attraverso politiche di empowerment della popolazione, capaci di orientare e sostenere scelte politiche dirette a una gestione sostenibile dei castagneti.

In questo senso è necessario agire in due direzioni principali: quella della realizzazione di progetti pilota di educazione ambientale, volti a favorire la conoscenza del valore dei castagneti per l’economia, per il paesaggio e per l’equilibrio ambientale del territorio, e quella del perseguimento di un scelte politiche omogenee e unitarie.

La possibilità di incidere sulla valorizzazione della produzione del castagno sembra risiedere, infatti, prima di tutto, oggi nella valorizzazione del “capitale umano”, attraverso un'attività di orientamento diretta al settore della formazione organizzata ed integrata in progetti.

La psicologia della conservazione ambientale, attraverso lo strumento di indagine rappresentato dalla ricerca-intervento, può fornire un contributo rilevante all’analisi dei fabbisogni formativi del comparto e al coordinamento di interventi formativi adeguati all’empowerment delle comunità locali e delle professionalità legate alla produzione castanicola in esse individuabili.

 

 

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